martedì 12 gennaio 2016

domanda sul peccato originale



da biblistica.it

Per altri motivi, sono capitato su dei forum cosiddetti di "consulenza ebraica per..." e ho letto che secondo certe versioni, di rabbini ecc. il peccato originale non fa parte delle convizioni ebree.
MI stavo chiedendo se corrisponde al vero!

Michele



Biblicamente corrisponde perfettamente al vero. 
In Genesi 3 troviamo la descrizione di come la colpa si sia introdotta nell’umanità e come abbia portato con sé un deturpamento dell’immagine divina donata all’essere umano con la sua creazione. Adamo ed Eva vollero affermare la propria indipendenza e autosufficienza, usarono il libero arbitrio e la loro volontà non per amare Dio, ma per farsi pari a lui. La ribellione umana sta nel voler decidere per contro proprio, indipendentemente da Dio. Tutti peccati, al plurale, non sono altro che manifestazioni di questo peccato fondamentale. Rotta la giusta relazione con Dio, l’uomo ormai alienato da se stesso, va soggetto a tutte le altre alienazioni. Così, l’essere umano non percepisce più Dio e crede di essere arbitro del proprio destino.
Nell’Eden, dopo il peccato, ad Adamo e a Eva “si aprirono gli occhi ad entrambi e s'accorsero che erano nudi” (Gn 3:7) e così andarono a nascondersi (v. 10). Nella Scrittura la nudità non è collegata con la concupiscenza, ma piuttosto con la perdita del proprio onore, infatti, i due nostri progenitori non provavano vergogna tra di loro ma di fronte e Dio. Allo stesso modo, i vestiti indicano nella Bibbia la dignità: più uno è vestito fastosamente, più è considerato importante. Quando gli ammoniti rasero i peli agli ambasciatori del re Davide e li rimandarono denudati fino alle natiche (2Sam 10:4), fecero un affronto talmente grande che provocò la guerra: “Quando Davide udì questo, inviò contro di loro Ioab con tutto l'esercito degli uomini di valore” (v. 7). Adamo ed Eva cercarono di darsi un po’ d’onore con un perizoma di foglie di fico, ma il vero onore è dato solo da Dio che li ricopre con tuniche di pelle. - Gn 3:7,21.
Il peccato fa quindi perdere la dignità, per cui non si è più l’immagine viva di Dio. Da questo danno primordiale provengono tutte le altre conseguenze.
Impossibilità di una vita imperitura. L’immortalità compete solo a Dio (1Tm 6:16), per cui l’uomo aveva la possibilità di partecipare, per dono divino, alla vita eterna. Con l’ubbidienza a Dio, l’essere umano avrebbe potuto raggiungere una vecchiaia invidiabile dopo una lunghissima vita e passare poi a un’unione più viva con Dio mediante la trasformazione del suo essere, in modo conforme agli eletti che saranno trasformati al ritorno di Yeshùa senza passare per la morte: “Non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati” (1Cor 15:51). Con la ribellione divenne impossibile all’uomo elevarsi a Dio e partecipare alla sua immortalità. Cacciato dal’Eden, non poté mangiare dell’albero della vita. La Bibbia si apre con perduto giardino dell’Eden e si chiude con Gerusalemme che, per merito di Yeshùa, scende dal cielo e nella cui piazza c’è l’albero della vita che dà immortalità. – Ap 22.
Perdita della supremazia. L’uomo, quale rappresentante di Dio fatto a sua immagine, era destinato ad avere parte nel dominio di Dio, che è il creatore e il dominatore dell’universo. Dopo la colpa, da dominatore diventa schiavo. La donna sarà dominata dal maschio che la schiavizzerà (Gn 3:16) e lui, che doveva dominare il creato, dovrà guadagnarsi da vivere lavorando la terra (Gn 3:17 e sgg.). Questa è la storia e la realtà umana da allora a tutt’oggi. 
Tendenza al male. Tale tendenza è descritta molto bene da Paolo in Rm 7, in cui presenta la propensione al male del peccatore. Gli esempi di malvagità che ci circondano, la nostra carenza di forza nel fare il bene che con la mancanza di allenamento ci debilita sempre di più, la Legge di Dio che ci mostra il bene senza darci l’energia per attuarlo, tutto ciò costituisce un continuo impulso verso il male. 
La colpa di Adamo iniziò con la corruzione morale dell’umanità che andò sempre più deteriorandosi con tutta la sequela dei vari peccati personali. Ciò influì sulla psiche umana, dando inizio a una malefica reazione a catena. È come quando in un aereo scoppia una bomba: il colpevole è solo uno, il vile attentatore, ma tutti muoiono. Così per il peccato di Adamo. Di conseguenza i discendenti di Adamo non possono raggiungere con i propri sforzi la vita eterna, perché – più o meno presto – tutti diventano colpevoli di peccati personali ai quali tende la natura umana. Lo possono solo e unicamente tramite il secondo Adamo, Yeshùa, che può riscattare l’essere umano dalla sua miseria. 

Il peccato originale: storia della questione.
Il peccato originante di Adamo ed Eva ha influito sull’intera umanità così da renderla colpevole agli occhi di Dio, venendo a possedere un peccato originato?
Oggi la Chiesa Cattolica sostiene che con il pedobattesimo o anche col battesimo in età adulta venga rimosso il “peccato originale” che ciascuno avrebbe in sé sin dalla nascita. Eppure, prima di Agostino, proclamato “santo” dalla Chiesa, i bambini erano ritenuti “santi” anche senza battesimo (1Cor 7:14). Più anticamente, anche Tertulliano riteneva i bambini innocenti e incapaci, pertanto, del battesimo. Solamente Origène riteneva che le persone avessero una colpa antecedente alla nascita, forse per la presunta unione dell’anima con il corpo, secondo la confezione della filosofia platonica. Nel quarto secolo Agostino sostenne dapprima che non può esserci colpa senza un libero atto personale, ma poi attribuì ai neonati un peccato ereditato da Adamo, asserendo che i bambini morti senza battesimo erano condannati. Con questa sua credenza Agostino commise l’errore di ritenere la potenza malefica di Adamo più forte dell’efficacia salvifica di Yeshùa, andando contro ciò che Paolo scrisse sotto ispirazione in Rm 5:12-21. È opinione di molti studiosi, anche cattolici, che Agostino sia stato il vero inventore del peccato originale. A quanto pare, la falsa dottrina del limbo sorse per rispondere alle obiezioni che sarebbe stato troppo crudele condannare alle pene dell’inferno un neonato senza alcuna colpa personale. 
L’idea agostiniana del peccato originale andò imponendosi nella teologia cattolica finché il Concilio di Trento la fece propria nel 1546. La teologia protestante luterana andò perfino oltre, asserendo che il peccato originale ha reso l’essere umano totalmente peccatore. Calvino insegnò che la natura umana è talmente pervertita che la condotta umana è spinta solo al male. 
L’insegnamento biblico. Il pensiero biblico è molto diverso da quello sostenuto dai fautori del peccato originale. La Sacra Scrittura, infatti, non insegna l’esistenza di un peccato originale trasmesso tramite la generazione, che renderebbe il nuovo nato già colpevole prima di un suo peccato personale. La Bibbia insegna invece che le persone saranno giudicate esclusivamente per le colpe personali e che i bambini sono salvi anche senza battesimo. 
Gli unici passi con cui ci cerca di sostenere il peccato originale sono due testi paolini. Vediamoli.
In Ef 2:3 Paolo afferma: “Eravamo per natura figli d'ira”. Paolo però non vuole insegnare che la natura umana, sin dalla nascita, sia sottoposta al peccato originale e quindi condannata alla pena eterna. Infatti, l’apostolo si sta rivolgendo a persone che in passato avevano commesso peccati personali: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo” (vv. 1 e 2). Al massimo potremmo dire che qui Paolo stia parlando – e solo accennandovi - degli effetti del primo peccato sulla vita umana, tanto che venne a crearsi “l'andazzo di questo mondo”. 
In Rm 5:12-21, i sostenitori del peccato originale insistono sul v. 12: “Come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato...”. Si notino i puntini sospensivi alla fine del versetto. Non sono un vezzo del traduttore, ma stanno ad indicare che siamo qui in presenza di un anacoluto: lo scriba che scriveva sotto dettatura di Paolo non ha completato il periodo e ha lasciato così un testo incompleto. Comunque, esaminiamo il passo. Intanto si può notare come la traduzione latina della Vulgata abbia accentuato il vincolo tra il peccato adamico e l’umanità posteriore inserendo sostituendo a “perché tutti hanno peccato”, “nel quale tutti peccarono”: “In quo omnes peccaverunt”. In ogni caso, Paolo dice che “tutti hanno peccato”, attribuendo il peccato a chi lo commette. I destinatari della sua lettera erano adulti personalmente colpevoli. Chi vuole leggere questo passo paolino per mostrare che tutti sono divenuti peccatori per colpa di Adamo, trascura che qui Paolo vuole piuttosto mostrare che tutti sono salvati in Yeshùa. Leggendo bene il passo si vede come in esso si dica che per colpa di Adamo il peccato fece il suo ingresso nell’umanità con la condanna a morte, che è fisica. Si iniziò così la serie dei molti peccati personali che rendono il mondo saturo di peccaminosità che rende più difficile vivere il bene. Non è detto però che l’attuale tendenza al male, di cui Paolo parla in Rm 7, sia già un peccato in sé; lo diviene solamente quando vi si acconsente con un’azione peccaminosa personale: “Il peccato, còlta l'occasione per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno e, per mezzo di esso, mi uccise” (Rm 7:11). Paolo asserisce la signoria di Yeshùa sulla morte e sul male umano: da Adamo venne la morte fisica, da Yeshùa la vittoria sulla morte. Ta tanti peccati (non da uno solo), “perché tutti hanno peccato”, deriva il male attuale, ma su tutti dominò Yeshùa: “Dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo” - Rm 5:16,17.
Spesso si ingigantisce il peccato di Adamo e si dimentica che in questo modo si diminuisce l’efficacia del dono divino e la grande vittoriani Yeshùa, che è molto più sovrabbondante del male causato dal primo uomo.
L’dea di una condanna dell’uomo per il peccato di Adamo è contraddetta da molti passi biblici in cui si parla del giudizio finale, che sarà individuale e non collettivo. Il giudizio alla fine dei tempi riguarderà i peccati personali, non quelli altrui, fosse anche Adamo. “Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo” (2Cor 5:10). “Ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Rm 14:12). “Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere” (Ap 20:13). Secondo la Bibbia è il nostro comportamento quello che conta, non la disubbidienza di Adamo. Lui fu responsabile delle sue azioni, noi lo siamo delle nostre. Perciò non siamo costituiti peccatori dal suo peccato, ma solo dalle nostre azioni personali compiute durante la nostra vita. Dio ci ritiene responsabili delle nostre azioni, non di quelle altrui. È in Yeshùa, “l’ultimo Adamo” (1Cor 15:45), che avremo la vittoria sulla morte e la salvezza dai nostri peccati personali, purché ravveduti e ubbidienti con fede ai Comandamenti di Dio. Questo concetto è già presente in germe in un passo della Genesi, che viene per questo definito “protovangelo”: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”. - Gn 3:15.0
I teologi, sia cattolici sia protestanti, avrebbe dovuto capire già da tempo che è del tutto assurdo attribuire a un bambino o ad una bambina che nasce un peccato che non hanno mai commesso nonché uno stato morale privo di Dio. I bambini appena nati non hanno ancora avuto occasione di prendere posizione per o contro Dio. Non possiamo definirli né giusti né colpevoli. La Bibbia parla validamente solo degli adulti, ai quali soltanto si possono applicare le categorie morali. In ogni caso, Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2:4). Dio, dunque, vuole salvare anche i bambini.
Yeshùa ebbe una vera e propria predilezione per i bambini. Li abbracciava (Mr 10:16) e li poneva come esempio da imitare, volendo che i suoi discepoli divenissero simili a loro per potersi salvare: “Egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli»” (Mt 18:2,3). Ora, se si deve divenire simili a loro, è segno che essi sono già con Yeshùa, e ciò fino a quando non si staccheranno da lui con un peccato personale. I bambini non vanno disprezzati: “Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli; perché vi dico che gli angeli [che sono “spiriti al servizio di Dio”, Eb 1:14] loro, nei cieli, vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18:10). “Il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca” (Mt 18:14). Yeshùa stesso si identifica con i bambini: “Chiunque riceve un bambino come questo nel nome mio, riceve me” (Mt 18:5). Siccome l’esempio non può essere inferiore a chi lo deve imitare, ciò comporta che Yeshùa ritiene i bambini nella condizione ideale e quindi senza alcun peccato che avrebbero ricevuto solo per il fatto di nascere. 
È del tutto logico, quindi, affermare che i piccini, prima di una loro colpa personale, sono nel pieno favore di Dio, e ciò è dovuto a loro stessi per come sono e non certo per il pedobattesimo che, tra l’altro, la Bibbia vieta. Se così non fosse, dovremmo dire che la potenza malefica di Adamo sarebbe più forte alla potenza salvatrice di Yeshùa , il che è inconcepibile. Accogliendo l’assurda dottrina cattolica, Adamo renderebbe i bambini tutti peccatori alla loro stessa nascita, mentre Yeshùa ne salverebbe solo pochi ovvero quei bambini (e sono una minoranza) che si innesterebbero in lui con un battesimo che subiscono a loro insaputa. Così, nella visuale cattolica, tutti i bambini morti in passato e anche oggi (la mortalità infantile è molto diffusa nei paesi poveri e non “cristiani”) sarebbero condannati per colpa di Adamo e senza che Yeshùa sia capace di salvarli. Questa idea inammissibile e illogica non è biblica ed è esattamente il contrario di ciò che afferma Paolo, per il quale la potenza salvatrice di Yeshùa è di gran lunga superiore al danno causato da Adamo. 
Possiamo quindi affermare che proprio come i bambini provengono da Adamo, senza saperlo e volerlo, e sono introdotti in un mondo malvagio, allo stesso modo partecipano inconsciamente dei benefici che derivano da Yeshùa per la stessa volontà divina che vuole tutti salvi (1Tm 2:4). È solo quando il bambino, in seguito e diventato adulto, commette un peccato personale che rompe la sua relazione con Yeshùa. Solo allora dovrà ristabilire di propria volontà la comunione con Dio, tramite Yeshùa, ravvedendosi e battezzandosi.
L’espressione “peccato originale” è in sé corretta perché significa peccato delle origini. Tuttavia tale espressione ha perso il suo significato linguistico per assumere il senso che le viene attribuito dalla folle dottrina cattolica, pure accolta dai protestanti. È perciò bene evitarla in quanto equivoca, sostituendola con primo peccato o peccato di Adamo. In tal modo non si rischia di richiamare un’idea che è del tutto contraria alla Sacra Scrittura.


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dal sito morasha.it

La riparazione infinita è originale?
Si sostiene spesso che nella tradizione ebraica non esista il concetto di peccato originale. Questa affermazione è in parte vera ed in parte falsa. Tutto dipende da che cosa si intende per peccato originale. Per chiarezza: quali diverse conseguenze si fanno derivare, con il concetto generale di peccato e con il concetto più specifico di peccato originale, sulle relazioni tra universo e D-o? Il concetto di peccato implica diversi collegamenti con i concetti di colpa, colpevolezza e senso di colpa.
A) aver commesso un peccato può determinare una condizione oggettiva di trasgressione (colpa), una condizione esistenziale di vulnerabilità giuridica ed etica (colpevolezza) ed una condizione soggettiva di inadeguatezza e punibilità (senso di colpa);
B) questi collegamenti tra il concetto di peccato ed i concetti di colpa, colpevolezza e senso di colpa vanno considerati in rapporto con i livelli di consapevolezza e intenzionalità che accompagnano le azioni ed i sentimenti di peccato.
Peccato = espiazione
Cerchiamo di dare una definizione più ampia del concetto di peccato, verificando se e come questo termine traduce esattamente il pensiero biblico-midrashico. Per iniziare, ricordiamo che nella toràh il termine linguistico che più si avvicina a quello di peccato-colpa è quello di chet/chattàt : chet/chattàt indica una sequenza che parte dalla tentazione di commettere un'azione deviante ed arriva sino alle azioni di riparazione-espiazione; chet/chattàt include un insieme di significati, che vanno dal rompere un patto, all'inciampare in un ostacolo ed al mancare la mira rispetto ad un obiettivo; chet/chattàt ha radici psicologiche molto profonde in quell'area antropologica che oggi chiamiamo Inconscio.
E' utile comprendere un'altra contraddizione linguistica. Dal termine chet/chattàt derivano due diverse coniugazioni verbali che possiedono significati antitetici. La coniugazione piana (radice:chattà) indica il commettere azioni di rottura/peccato; la coniugazione rafforzativa (radice:chittè) indica lo sviluppare azioni di riparazione/espiazione.
Questa equivalenza della rottura con la riparazione ha un senso: produrre azioni di rottura/peccato corrisponde ad un livello di libertà istintuale, automatica e non pensabile dentro una relazione; produrre azioni di riparazione/espiazione corrisponde ad un livello di libertà affettiva, creativa e pensabile dentro una relazione umanizzata.
Possiamo verificare queste idee analizzando molto brevemente, lo schema teorico dei sacrifici:
a) i sacrifici espiatori di chattàt venivano portati per riparare trasgressioni inconsapevoli od ignote;
b) i sacrifici espiatori di ashàm (radice etimologica di colpa) venivano portati per riparare azioni consapevoli che erano già diventate riparabili con una nuova successiva presa di coscienza;
c) i sacrifici espiatori di ashàm talùi (colpa sospesa) venivano portati per riparare azioni per cui esisteva un dubbio se era stata commessa o meno una trasgressione;
d) per azioni colpevoli che erano state commesse con piena intenzione e con formale rottura del patto, non esistevano sacrifici espiatori (il rapporto con D-o rimaneva sempre riparabile, ma la ritualità socializzata era sostituita da una relazione espiatoria diretta tra uomo e D-o).
Se esiste un peccato, chi lo ripara?
Il discorso sinora sviluppato è stato necessario per un fine ben preciso: consentirci di discutere l'ipotesi di un peccato-colpa originale all'interno di un concetto più ampio e generale di peccato-colpa. Rispetto alla tradizione midrashica-talmudica, ci sembra di potre sostenere che:
a) il concetto di peccato originale come colpa assoluta, esclusiva del rapporto tra uomo e D-o e specialmente irreparabile da parte dell'uomo, non esiste nella tradizione ebraica; nell'universo ebraico è ugualmente inconcepibile l'idea di una colpevolezza-punibilità che si trasmette per via ereditaria; esiste invece l' ipotesi per cui una generazione può rendere vulnerabili, ma sempre libere, quelle successive;
b) per la teoria midrashica e qabbalistica della Creazione il concetto di chet-chattàt è fondamentale nella prospettiva di una relazione che si rigenera giorno per giorno; per il midrash, D-o crea un universo relazionale come fondamento dell'universo fisico; in questo universo di relazioni , una condizione basilare di manchevolezza della natura, dell'uomo e persino di D-o è il presupposto indispensabile di ogni patto libero;
c) per comprendere il concetto di chet/chattàt è necessario assumere che la riparazione dell'universo può e deve essere realizzata soltanto dall'uomo; persino D-o dipende dalle azioni riparatrici dell'uomo per unificare nel nulla-infinito le Sue manchevolezze e le Sue responsabilità.
Limitazione e coscienza dell'infinito
La nostra analisi ci porta a rovesciare il concetto di peccato originale. Il problema dell'uomo non è il peso paralizzante di una colpa originale che, sin dall'inizio, diventa collettiva ed ereditaria La domanda esistenziale dell'uomo è la responsabilità di una riparazione infinita che, di generazione in generazione, coinvolge il rapporto tra il singolo uomo e la collettività umana.
Riassumiamo il concetto di peccato originale considerando due posizioni :
Posizione fatalistica. Per peccato originale si intende una colpa grave che essendo rivolta contro D-o diventa infinita. Secondo questa posizione, se si considera il testo biblico, la colpa infinita risulta essere, per definizione, il peccato di Adamo. Questa colpa altera definitivamente il rapporto tra uomo e D-o: l'uomo perde la possibilità di donare qualcosa di proprio a D-o e, diventando colpevole, nella sua stessa natura di uomo, non può dare un contributo autonomo alla salvezza. Davanti ad un uomo che diventa infinito soltanto nel peccato e nella colpevolezza, D-o deve annullare la libertà di una relazione paritetica ed è costretto ad assumersi la responsabilità esclusiva della Salvezza. Senza la Grazia soverchiante di D-o, tutti gli uomini assumono le conseguenze del peccato originale sin dal loro concepimento.
Posizione libertaria. Per peccato originale si intende una condizione per cui gli esseri umani, e persino l'universo, per poter esistere in libertà, debbono necessariamente avere la potenzialità di agire contro la volontà ed il desiderio di D-o. Secondo questa posizione, la colpabilità dell'uomo sta nella lotta che ogni essere umano combatte per scegliere tra i suoi istinti ed il suo Creatore. Se si considera il testo della toràh, il modello paradigmatico della colpa sta nella ribellione del Vitello d'Oro: mentre D-o dona le Tavole del Patto che sono state accettate in piena libertà dagli ebrei, quest'ultimi debbono esercitare il diritto di rompere queste stesse Tavole del Patto per richiederle in un rapporto d'amore vincolante con D-o. Neppure D-o, può aiutare gli ebrei a muovere il primo passo di questo percorso. La percezione della presenza di D-o richiede la percezione che D-o si allontana dall'accampamento umano e che l'uomo-ebreo deve agire per farlo ritornare dentro di sé. Per conquistare, in pieno diritto l'amore di D-o l'uomo-ebreo deve combattere e vincere contro D-o.
Le due definizioni, fatalistica e libertaria, di peccato originale sono ugualmente belle sul piano dell'esperienza estetica ma sono totalmente opposte sul piano dell'esperienza etica.
La posizione fatalistica , già presente nel mondo greco, in quello medio-orientale antico e nella loro fusione ellenistica, presuppone che tutto il gioco dell'universo sia nelle mani della Divinità; Lui ha le carte, Lui fa le regole, Lui fa saltare il mazzo di carte quando, bontà o necessità Sue, vuol far vincere una parte del gioco anche agli esseri umani..
La posizione libertaria , cioè quella biblica midrashica, presuppone che sin dal primo attimo della Creazione, l'Universo (ancor prima dell'uomo) ha la pienezza irrevocabile della libertà e la necessità di stabilire un patto con D-o. Miracolosamente, D-o stabilisce le regole, ma il gioco è alla pari, perché la parità dei ruoli è una scelta di D-o. Il problema di D-o è quello di imparare a perdere la partita senza perdere l'onnipotenza.
Il buio sulla faccia dell'abisso
Secondo la dizione dei Maestri, D-o crea il buio e forma la luce. Questo apparente paradosso deriva da un ragionamento garantista sulla validità del patto tra D-o e l'uomo. I quesiti sono molto semplici: a) se D-o è onnipotente può creare un universo che per quanto limitato possa competere con Lui? b) se D-o è onnipotente non deve forse imparare a darsi dei limiti, perché l'uomo impari a comprendere il significato dell'infinità di D-o? Seguendo il Midràsh, nella Creazione, D-o parla con gli oggetti che non esistono per farli esistere; il dialogo primordiale di D-o è la vera creazione, perché creare dal niente significa che anche nell'abisso del niente esiste una possibilità di ascolto e di risposta; gli oggetti nascono perché ricevono la possibilità di ascoltare la voce di D-o. La creazione del buio precede e condiziona la creazione della luce. Già nella tradizione biblica il buio non è una mancanza di luce, ma la sostanza da cui la luce è formata. Ed il peccato originale? E la colpa di Adam e Chavàh? E la colpa del Vitello d'oro?
La tradizione midrashica precisa che le manchevolezze della Creazione precedono qualunque manchevolezza dell'uomo: 1) D-o deve avvolgersi in un Talléth perché la luce possa squarciare il buio;2) l'universo cerca di espandersi all'infinito finché D-o lo obbliga a fermarsi, per consentire all'uomo la possibilità di una riparazione accettabile; 3) i cieli rimangono in una condizione di oscillazione perpetua, finché D-o non li obbliga a stabilizzarsi; 4) le acque inferiori rifiutano di separarsi dalle acque superiori, finché D-o non promette di dare anche a loro una possibilità di riunirsi all'infinito;5) La luna rifiuta di illuminare il mondo con una corona pari a quella del sole finché D-o non la obbliga a rimpicciolirsi (per l'eternità?); 6) D-o chiede alla terra di generare alberi-frutto, in cui il tronco sia identico al frutto, mentre la terra produce tronchi che non sono frutti .
Adam e Chavàh mangiano l'albero-frutto del bene-male dopo questi precedenti
Se Adam e Chavàh avessero mangiato i frutti permessi prima di mangiare quello proibito avrebbero capito il senso liberatorio della mizvàh; se Adam e Chavàh avessero aspettato l'inizio del primo Shabbath per mangiare l'albero-frutto, non ci sarebbe stata nessuna manchevolezza nella loro azione; se il Giardino stava al centro dell'Eden e se l'Eden stava al centro del Giardino, in quale spazio cresceva l'albero-frutto? E se anche l'albero della vita stava nello stesso punto (dell'Eden e del Giardino) che differenza c'era tra l'albero della vita e quello dell'albero-frutto? E se il serpente stava fuori dell'uomo come poteva coincidere con l'istinto del male che sta dentro l'uomo? Le versioni midrashiche su questo argomento sono molte ma dicono tutte la stessa cosa: a) le manchevolezze dell'universo sono una caratteristica necessaria ed indispensabile della Creazione; b) il cosidetto peccato di Adam e Chavàh essendo stato commesso prima che la creazione fosse finita, con lo Shabbath, fa parte delle regole stabilite da D-o nella trattativa con il creato.
Gli ebrei hanno commesso la trasgressione del Vitello d'Oro soltanto per insegnare a tutta l'umanità che la teshuvàh è sempre possibile. D-o si era scordato di mettere per iscritto questo principio già assodato e gli ebrei Lo hanno spinto a correggere questa mancanza rompendo e facendosi ridare le Tavole del Patto. Le seconde Tavole del Patto sono migliori delle prime, perché la pietra e la scrittura sono opera dell'uomo.
Gli gli ebrei pensano che il Perdono Originale esiste da prima della Creazione. Come diceva Levi Izchàq di Berdichev: forse che D-o non ha niente da farsi perdonare?







41 commenti:

  1. potete continuare qui la conversazione iniziata sull'altro blog

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  2. Bene, grazie: per continuare con Ax80, io analizzo cosa viene detto in Genesi, e non ci trovo una eternità acquisita, ma disponibile, cioè l'albero della vita era lì senza alcun divieto, e il serpente dice loro -non morirete- avete l'albero che vi fa vivere a tempo indefinito, difatti in Ge 3:22-23 gli Elohim prendono provvedimenti per non farli più vivere così a lungo, ma "solo" 930 anni.

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    1. Concordo con complottista: Genesi 3:22-23

      22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». 23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

      Quindi gli fu negata la possibilita di vivere per sempre, ma questo lo fa il dio del vecchio testamento, non e' l'azione in se stessa che porta alla morte, ma la condanna di dio, negando la possibilita di accesso alla fonte che dava la vita, quindi non vi e' un decadimento come sempre insegnato dalla wts, per via del peccato ma semplicemente perche non esiste il libero arbitrio, o fai come dico io, e non cerchi di sapere ciò che io so (il bene e il male), l'alternativa la morte. e come un medico che ti nega le cure, o una farmacia che non ti da le medicine che ti curano, perche gli hai fatto un torto!
      Da notare che e sempre dio a condannare e a sparare sentenze, e si, anche perche nel vecchi testamento, le vittime di satana, sono circa 9 mi sembra in Giobbe, e per di piu per gentile concessione di dio, per una scommessa!!
      E guarda caso si gioca sempre sulla pelle dei poveri innocenti ignari!
      Fabrizio

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    2. Se ti interessa, ho un altro non-senso su satana
      dell'apocalisse, sulla tentazione finale, roba che non mi ha fatto dormire per alcune notti a cercare una quadra (che non ho trovato)

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    3. Si certo, mi interessa, mi piace investigare, usare la ragione, vederci chiaro,prova vediamo un po, sono curioso :))))
      Fabrizio

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    4. Dunque, la bibbia è profetica in quanto parola di Dio, ma in Rivelazione 20:7 si legge questo:
      "Ora appena saranno finiti i mille anni,Satana sarà sciolto dalla sua prigione, e uscirà per sviare quelle nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarli alla guerra. Il numero di questi è come la sabbia del mare. E avanzarono sull’estensione della terra e circondarono il campo dei santi e la città diletta. Ma fuoco scese dal cielo e li divorò. E il Diavolo che li sviava fu scagliato nel lago di fuoco e zolfo, dove [erano già] la bestia selvaggia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli."
      Il mio ragionamento è questo: ma se tutto è già stabilito, tu saliresti su una nave che è già destinata ad affondare? Oppure esiste una possibilità (non prevista dal testo) che quella moltitudine sia talmente grande (come la sabbia del mare) da vincere la guerra? In tutti e due i casi, non me ne faccio una ragione.

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    5. Allora, secondo la mia compressione, non ha senso (che poi secondo me ha solo valore simbolico, non letterale, e sinceramente, perdonami, ma tante volte mi chiedo se Giovanni non fosse costretto a mangiare dei funghi allucinogeni :)) essendo in esilio nell'isola di patmos) Il mio pensiero e che dio a questo punto salva delle persone ad armaghedon, meritevoli di vita, dichiarati giusti, ma lui stesso sa che quelli che lui ad armaghedon salverà e dichiarerà giusti, in un secondo tempo li dichiarerà non meritevoli di vita, in poche parole sa che quelli dichiarati giusti, non sono giusti ma meritevoli di morte... che senso ha salvare delle persone che poi in un secondo momento SA' che li mette a morte, e' un sadico, un paradosso!!

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    6. A volte mi chiedo ..ma come si fa a credere a quella SCEMATA che DIO metterà nei cuori della politica di attaccare la religione ...... NEI loro CUORI ? .......l uomo decide di fare delle scelte ..e DIO con queste scelte non centra un bel NULLA .Sarebbe come invadere il libero arbitrio ......semmai nel cuore dei massoni deviati ce questa intenzione.

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    7. Hai ragione Fabry, a ben vedere gli esami e le tentazioni non finiscono con harmaghedon, pure dopo i mille anni c'è un altro test, e sembra che tutto sia già stato calcolato, i casi sono due: o è già avvenuto e stiamo ri-vivendo una seconda vita, oppure gli elohim possono piegare il tempo, ma scatterebbe il paradosso che hai citato, cioè perchè salvarli se poi muoiono dopo i mille anni.

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    8. x riflessivo: già, "mettere nei cuori" lo vedo come una ingerenza non da poco, non è un semplice far venire in mente, sembra più un condizionamento di volontà, ma appunto come la mettiamo col libero arbitrio?

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    9. Complottista...Per seconda vita intendi la reincarnazione ?

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    10. Non so bene se sia reincarnazione, parlavo con un tipo che ha previsto perfettamente alcune cose che poi mi sono capitate, e gli avevo contestato che se si può predire il futuro allora tutto è già stabilito, quindi un ladro non è colpevole perchè era scritto che fosse così, ma il tizio mi ha detto che si può sapere il futuro perchè è già tutto successo, e stiamo solo ripercorrendo parti di vita già vissuta. Non sono riuscito a sapere di più.

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    11. Riflessivo, il mettere nei loro cuori indica chiaramente che sarebbe comunque dio a decidere cosa dobbiamo fare in basse ai suoi capricci, desideri, insomma, non siamo altro che dei burattini, ci spinge ad azioni disastrose e poi ci castiga pure, ancora un paradosso, uno sull'altro!!
      Io sono giunto ad una conclusione: che la bibbia, molto probabilmente anche il nuovo testamento e' opera solo umana, o se no davvero questo dio e' malvagio, e schizofrenico!!

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    1. Per quel poco che vale la mia opinione, penso che siamo un esperimento, oppure stiamo vivendo un percorso di miglioramento, ma se abbiamo nel nostro intimo il senso della bellezza, estetica, poesia, musica, arte, da qualcuno l'abbiamo ottenuto, e in questi spero.

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    1. Ti capisco Ap. Giovanni, hai il timore della biblica macina da mulino al collo, ma questi ragionamenti sviano o svegliano? Perchè non è colpa nostra se tutto è così poco chiaro, ed è per questo che son diventato agnostico.

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  6. Confrontando genesi 3:5 e 3:22 la bugia non so trova!

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    1. Ma poi non ha senso come avevo già scritto, che l'accusatore non si prende l'onere delle prove ma le scarica su Dio e il genere umano che si devono difendere a caro prezzo.

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    2. Domanda: perche dio da il comando di non mangiare il frutto/i dell'albero della conoscenza del bene e del male? dio si limita a dire che se lo avessero fatto sarebbero morti, ma il perche, per la disubbidienza, il frutto davvero avrebbe dato loro, o aperto le loro facoltà da distinguere o conoscere il bene e il male? dove sta il peccato, perche dio mette alla prova, non era poi tanto sicuro, e gia se io metto alla prova vuol dire che non sono sicuro se ho fatto un qualcosa alla perfezione.. poi, dio non sapeva, perche mettere alla prova, e onnisciente o no? e' onnipotente? allora perche non risolve la cosa in modo molto, piu semplice senza causare e infliggere dollore e orrore all'umanita? in tutta la sua sapienza la soluzione e' quella del dollore e del vincere la scommessa con satana, davvero e' questo il sistema migliore?
      Sinceramente io da piccolo uomo saprei fare di meglio, e non solo io!!
      Fabrizio

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    3. Entschuldigung, dolore!!!

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    4. Il perchè ha dato il divieto di mangiare, è stato forse come un confine tra ubbidienza e disubbidienza, magari c'è un universo parallelo dove Eva e Adamo hanno resistito e ora l'umanità vive felice e contenta, però, mi son sempre chiesto, il male è il sale di ogni trama di romanzo o film, anche l'amore cavalleresco trionfava dopo la separazione degli amanti, cioè non sarà un po' noioso il paradiso?

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    5. Sei per la teoria delle stringhe, universi paralleli?
      Sai il problema piu' grande della genesi della bibbia, e' il fatto che l'uomo non e' sulla terra da circa 7000 anni, ma decine di migliaia di anni, e secondo le nuove scoperte anche qualche 100 di migliaia di anni,credo che Adamo ed Eva non siano mai esistiti, o non sono, comunque i primogenitori della razza umana, forse e' un'allegoria, forse e' come dice Mauro Biglino?
      Forse la bibbia non e' altro come uno dei tanti libri come l'Iliade, solo che non e' stato preso o insegnato come legenda come avvenimenti reali!! Tieni presente che se avessero fatto la stessa cosa con l'Iliade oggi lo stesso oggi non sarebbe considerato legenda, e magri ci sarebbe anche una religione basata su questo libro!!

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    6. Credo che alla fine ci siano tante teorie ....ognuno creda alla propria....l unica cosa per me è certa ...che nulla è dovuto al caso.

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  8. ho trovato un video ......il dramma cosmico di jahvè

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  9. per precisare il titolo è ..il dramma del creatore.........interessante .

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  10. Mi ponevo una domanda ..ma se i famosi servitori di YHWH del antichità avessero avuto le armi odierne, che sarebbe accaduto ?

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    1. Se avessero avuto le armi odierne sodoma e gomorra sarebbe stata la Terra intera. Non per niente è una delle zone depresse sotto al livello del mare e le piante per moltissimi anni non hanno dato frutti (vedi che dice Biglino).

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  11. Scusate se esco fuori tema, ho trovato questo, non ho il tempo necessario oggi per verificare, se riuscite per favore, date un occhiata e verificate?
    Di seguito:

    DAVIDE E GOLIA
    Avete presente la tanto accreditata storiella di Davide il pastorello adolescente (israelita) che uccide con una fionda, il gigante filisteo (palestinese) Golia?
    Questo è quanto raccontato nel libro biblico del vecchio testamento di 1° Samuele capitolo 17.
    Peccato che poi nel 2° libro di Samuele al capitolo 21 si racconta che a colpire Golia fu un certo Elchanan (potete leggerlo da voi piuttosto che continuare a credere CIECAMENTE). Forse non è lo stesso Samuele a scrivere i 2 libri che portano il suo nome?
    Ma non è ancora tutto, nel 1° libro di Cronache capitolo 20 la versione è un'altra, è scritto che Elchanan colpì a morte Lachmi, il fratello di Golia, e non Golia!
    Sarebbe questa la bibbia ispirata da dio? Ovviamente non oso immaginare cosa si inventano i fedelissimi pur di giustificare queste evidenti contraddizioni, ma devo leggere o fantasticare con interpretazioni di vario tipo? E' questo che vorrebbe un CREATORE? Ovviamente questo accade perchè la gente non legge la bibbia ma si accontenta di farsela raccontare ed interpretare da altri, mettendo a riposo il proprio cervello....

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    1. Fabry, io parlo per me perchè non conosco il tuo passato, ma i tdg mi hanno influenzato pesantemente nel farmi prendere la bibbia alla lettera, senza possibilità di errori perchè alla fine una spiegazione la trovano sempre, oggi però sono in grado di vedere le incongruenze come quelle che hai fatto notare, e ce ne sono tante, a volte mi chiedo come ho fatto a leggere e rileggere così tante volte in passato i versetti senza accorgermi delle differenze e degli errori di logica.

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    2. Credo che i 90%100 dei testimoni di Geova, non sono per niente diversi dai cattolici, che per 2000 anni andavano a messa ad ascoltare il prete .

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    3. Magari ascoltassero il prete... non so se ti è capitato, ma dopo aver partecipato ad alcune messe tipo matrimoni ecc, ho cercato di commentare l'omelia o le scritture con i miei amici, ma nessuno si ricordava una parola!
      Anni di adunanze lasciano il segno.

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    4. Complottista, io ci sono cresciuto nei tdg, mia madre lo era, anche se io sono stato sempre un tipo distante, schivo e ribelle, e sono stato disassociato piu' volte. L'ultima disassociazione e stata proprio perche ho fatto notare le incongruenze della wts, e poi della stessa bibbia, quando chiedevo spiegazioni, la loro incapacita di dare risposte sensate li faceva andare in bestia!!
      Ricordo quando chiesi come mai secondo il vangelo di Luca, se Maria è stata fecondata dallo Spirito Santo (annunciazione) sotto Erode il Grande, morto nell'anno 4 a.C.,e ha partorito durante il censimento indetto da Quirinio nell'anno 6 dopo C., la gestazione risulta essere durata di 11 anni.

      Io dissi a gli anziani aiutatemi, spiegatemi questo punto, perche secondo me c'e' qualcosa che non va.
      Poco dopo fui accusato di apostasia.

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    5. Fabry, prima di dire certe cose, accertati. Perchè se citi un'unica fonte e la prendi a verità assoluta, fai peggio della wts

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    6. Ciao John, fonte su quale argomento?

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    7. La gravidanza durata 11 anni... ho letto un paio di cose, è evidente che ci sono errori di calcolo a posteriori. Ma questo è uno spazio "vostro", non me la sento di entrare in queste discussioni. Troppo tempo, troppe inesattezze...

      Potete postare ricerche, opinioni, foto, tutto quello che volete. Il mio è stato un commento "istintivo". Continuate pure. :-)))

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    8. Grazie, John, ma sarebbe utile approfondire, capire dove sono le inesatezze, esaminare le fonti e i dati disponibili, solo cosi si arriva alla verità, o si ci avvicina! Vedi se io vedo che sbaglio, ho l'umiltà e riconosco se ho sbagliato, quindi non ci sono problemi ;) io non ho la verità assoluta, mi faccio ai dati disponibili, in mio possesso in questo momento, se poi ci sono altre fonti con basi piu forti che smontano questa, ben venga, ma la si deve citare ed esaminare, la fonte e' fondamentale!! Tranquillo non sono come la wts, l'orgoglio non mi apartiene :)))

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  12. QUALE PECCATO HANNO COMMESSO EVA E ADAMO?

    Nel cogliere un frutto vietato (dalla Legge), dichiarato proprietà di Eloah, e quindi non più dell'uomo, la prima coppia commise contemporaneamente più peccati, violando quelle leggi morali universali (LMU) scritte nella coscienza della donna e dell'uomo, e che poi furono "ricordate" molti secoli dopo attraverso il patto dei 10 Comandamenti dati a Moshè sul monte Sinai....

    http://prontuariobiblico.blogspot.it/2015/08/che-peccatoerrore-commisero-le-due.html

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    1. Ma certo, se tuo figlio ti ruba un oggetto di tua proprietà invece di educarlo lo uccidi, e condanni tutta l'umanità per quell'errore. No grazie, il peccato lo avrebbe commesso YHWH ma tanto è un racconto di fantasia per quanto è illogico.

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